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…ero appena tornato dal lavoro che percorrevo la strada che mi separa da casa con una lentezza meditativa attratto da tutto quanto mi circondava in quel momento ritrovandomi con una

cinquantina di auto che suonando a tutto spiano premevano contro la mia guida distratta …
affascinato da quell’ora in cui ti compiaci di aver fatto mille cose risolvendole e sai bene che non basterà quell’autocompiacimento perché ci vuole qualcosa di più e quel qualcosa di più forse può

avere un nome e forse lo ha già… qualcosa di più per proseguire e ritrovare la strada di casa fra le svariate direzioni proposte alternative per non stancarsi di percorrere quelle della rotine e trovare

soddisfazione in quello che si fa.
Ma c’è soddisfazione in quello che fai..? …mi sono chiesto e non so se ho trovato la risposta…
non si può dare una risposta a tutto e probabilmente ci sono cose che proprio non ne hanno… e la loro grandezza sta nel non avere alcuna spiegazione e che nella mancanza di lettura si sia attratti

da quei silenzi che spiegano i silenzi…
In quell’altalenante sincope di sensazioni che la sera prendono più che per tutto il resto del giorno mentre l’imbrunire si esalta nel rosso dei tramonti accesi… ultimo sprazzo di luce che lascia il

posto alle ombre della sera…
Non sono presente ad una seduta di preghiere e meditazioni…solo guidando verso casa e.. me ne son reso conto poi proprio mentre proseguivo su quella strada fatta di curve e rettilinei ed uno

dopo l’altro in una successione spasmodica senza intervalli che sempre meno…mi facevano avvicinare a casa per riposare un pò…forse…che poi sta a vedere del tipo di riposo…
non faccio in tempo a spegnere il motore che sento gridare fuori e non sono grida solite di qualcuno che richiami l’attenzione di un amico per dirgli di vedersi più tardi o di passare insieme la

serata..no..sono grida di un pianto di una ragazza
Non riesco subito ad individuarne la provenienza e spengo la radio che di solito quando viaggio anche per brevi tragitti ho accesa in auto su musica melodica che deve rilassarmi…è per quello che

ho in auto una raccolta discreta di cd…e mi guardo intorno acuendo l’udito per poter vedere di più… l’attenzione viene subito attratta da un’auto in cui intravedo una coppia e i finestrini sono

completamente abbassati…comprendo che quelle grida e quel pianto dirotto…perché era un pianto dirotto e definitivo…proveniva certamente da quell’auto parcheggiata nel centro della strada come

di qualcuno che sta per andar via
E il ragazzo difatti voleva andar via…ho desunto il tutto dai dialoghi scarni ma significativi e dolorosi che si potevano ascoltare facilmente… che se tu non avessi voluto ascoltare avresti comunque

dovuto farlo ed io volevo distrarmi da quella scena tranquilla e triste…ma non era possibile perché più facevo per pensare ad altro e… non mi mancano certo cose a cui pensare …e più gli occhi

erano puntati su quell’abitacolo semioscurato da luci fioche e dalle ombre allungate della sera…in cui le uniche faville scoppiettanti non erano prodotte dai ceppi di un camino accesi…ma da parole

bruciate da un tempo finito e che voleva finire… ma solo da parte di lui…
Non credo ci sia qualcosa di più triste del momento in cui ci si lascia…
perché si rompe un equilibiro … un legame… un accordo d’amore … una straordinaria attrazione per un’anima che viene abbellita da un corpo da amare e odorare…
il suo pianto..di lei..echeggiava dolente in quello spazio triste e illuminato da qualche lampione giallo e poi…quanta luce fanno.!!..ma quella sera chissà perché…pochi erano accesi e la luce era

quasi soffusa…proprio come piace a me..
ma non era l’atmosfera adatta quando si parla di un amore che finisce… le luci soffuse non si notano ma solo la desolazione di un cuore che rimane solo
lui le chiedeva di uscire dall’auto…lei niente…intendeva dare spiegazioni e continuava a gridare…’..non ho fatto niente’…frase ripetuta come una litania in chiesa solo che forse lì qualcuno c’è ad

ascoltarti…non fosse che il prete e le sculture antiche.. in quell’auto nessuno ascoltava quelle parole che sapevano di imprecazione se non chi le pronunciava… non so quanti anni avesse e neanche

quanti ne avesse lui..ragazzi che forse avevano smesso da poco d’esserlo…
lei ad un tratto esce dall’auto invitata da lui a farlo per l’ennesima volta…
e senza guardarsi indietro….dignitosamente … prosegue la sua strada anticipando lui che ritarda e deve seguire lei perché c’è solo un’uscita dal recinto di casa mia c’è soltanto un’uscita…forse perché

tra loro..anche quella rappresentava l’unica possibile…

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